by didi

c'era una volta un'onda                    

 

 

 

                                                                                                                                                          

C'era una volta un'onda.                                                                  
Era nata in mezzo all'oceano, frutto di un incontro tra un'onda enorme
proveniente dalla parte più calda del mare, ad est della grande terra, e la
prua di una piccola ma resistente barca a vela.
Dal momento della sua nascita l'onda sapeva perfettamente quale sarebbe
stato il suo destino: avrebbe vagato per miglia e miglia incontrando barche,
scogli, spiagge, fino a che un giorno, che a lei sembrava remoto, non
avrebbe più avuto la forza di riprendere il maree sull'ultima barca, o
scoglio o spiaggia, si sarebbe esaurita.
passarono i giorni, i mesi, e nel suo girovagare perpetuo ne aveva viste di
cose straordinarie!
Barche enormi che schiaffeggiava impertinente sui fianchi, pur sapendo
quanto era pericoloso avvicinarsi alla prua : se lo avesse fatto, sarebbe
stata tranciata in due e frantumata poi in mille particelle di schiuma.
Vide anche grandi pesci inabissarsi sotto di lei, mentre altri, più agili,
giocavano con lei facendole il solletico.
Un'altra cosa che la divertiva particolarmente erano i surfisti.
Le piaceva farsi cavalcare, ma poi, dispettosamente, quando loro si
sentivano sicuri di averla domata, li scaraventava in acqua facendoli
piroettare un sul fondo prima di aiutarli a riemergere.
Per qualcuno particolarmente bravo, raccoglieva tutte le sue forze e si
gonfiava a più non posso. Le piaceva leggere nei loro occhi
quell'eccitazione mista a terrore nel vedere quell'enorme massa d'acqua che
gli correva incontro.
Finché una sera, mentre il sole stava tramontando e lei si godeva quel
magico momento in cui i giochi di luce la trasformavano in oro puro in
movimento, fu raggiunta da un pensiero angosciante : valeva veramente la
pena di girovagare così, senza meta né ragione per poi estinguersi in un
posto qualsiasi?
Questo senso opprimente di futilità la tormentò per giorni e giorni.
Aveva incominciato a scivolare senza entusiasmo su ogni cosa, barche, scogli
e spiagge, senza emettere nessuno spruzzo vitale nella sua corsa perpetua.
Poi questa apatia si trasformò in rabbia : una rabbia furiosa che la faceva
impennare fino agli oblò dei pescherecci, rovesciando ed inzuppando tutto
ciò che incontrava il suo cammino, come se volesse punire il mondo intero
per questa sua sterilità..
Avrebbe tanto voluto poter parlare con un suo simile, magari più saggio di
lei, che le potesse spiegare il senso della propria vita. Ma le onde non
comunicano tra loro. Nascono già orfane; quando si incontrano fra loro, più
che altro si scontrano e per evitarlo si distanziano l'una dall'altra di
almeno dieci metri. A questa distanza é impossibile persino riconoscersi...
Una notte buia, senza luna né stelle, in preda alla più feroce delle ire, si
abbatté furiosamente su un gruppo di scogli. Si precipitava  verso di loro
con tale foga che quasi le sembrava di poterli fare indietreggiare dalla
paura se non dalla violenza delle sue spinte.
Andò avanti così per ore ed ore, fino a quando non incominciò a sentire

veramente la stanchezza.
Stava albeggiando.
Al primo fievole raggio di sole, si accorse che quelli che lei credeva
fossero scogli, in realtà non era che il relitto arrugginito di una vecchia
nave mercantile. Affiorava dall'acqua solo per un quarto, ma bastava per
capire quanto doveva essere grande. Si immaginò quanto dovesse essere
imponente e maestosa il giorno che fu varata; le sembrava di poter percepire
l'emozione del timoniere nel manovrare tale immensa potenza di ferro

 
motori; e poi la sicurezza che doveva infondere a tutti i membri
dell'equipaggio.....Eppure ora giaceva lì, abbandonata in un angolo remoto
dell'oceano, dimenticata da tutti nonostante i tanti anni di servizio ed i
tanti viaggi attorno al mondo.
A quel punto capì quello che avrebbe già dovuto sapere da tempo, e cioé che
la vita deve essere vissuta godendone ogni secondo, approfittando di ogni
raggio di sole, ogni pesce ed ogni spiaggia favolosa, per essere felici.
Facendosi cullare dalla luna e dalle stelle e permettendo al vento di
spingere sempre più in alto la cresta d'acqua fino quasi a toccare le
nuvole.
Godere di ogni attimo....perché prima o poi tutto sarebbe finito ed allora
nulla avrebbe avuto più senso.